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2026. 

Generazione di notifiche. Vibrazioni continue. 

Schermi che si illuminano al buio. 

Vite che dipendono da un pollice all'insù.

Eppure…il silenzio di una stanza chiusa non può essere riscaldato dal rumore digitale (virtuale?).

Per una persona introversa e fragile i social non sono solo un passatempo.

Sono un rifugio. Sono una barriera. 

Una maschera dietro cui non si arrossisce, non si balbetta, non si abbassa lo sguardo. 

Un messaggio si scrive e si cancella. 

Un'emozione puoi cancellarla prima che qualcuno possa vederla. 

Ogni “mi piace” è un eco. Ogni visualizzazione nelle storie è una porta che si chiude. 

Ogni fotografia perfetta è un promemoria di qualcosa che non si ha. 

Mentre il mondo online ride, vive, viaggia, ama…la stanza resta immobile. 

L'aria è ferma. Il cuore batte forte per una notifica, poi ricade nel vuoto quando lo schermo torna nero.

Questo corto è il racconto di una solitudine silenziosa, amplificata dalla luce fredda di un display.

È la storia di chi ha una miriade di contatti ma che non ha nessuno da chiamare quando il peso diventa 

troppo forte.